SSD: Solid State Drive

Cosa sono e come ottenere migliori prestazioni dalle unità SSD

Scheda modificata: Gennaio 2014

 

 
Cosa sono gli SSD

Gli SSD (Solid State Drive, unità a stato solido) sono degli 'Hard Disk' di nuova generazione, più simili per un certo verso ai pen drive USB che agli Hard Disk meccanici tradizionali, dal momento che scrivono su delle memorie flash e non su un disco vero e proprio (da questo punto di vista, anche il termine 'Hard Disk' di nuova generazione è improprio, perché al loro interno ci sono delle celle e non un disco).
 

 
 

Vantaggi

Il vantaggio più evidente è la velocità, soprattutto nel caso di lettura/scrittura di piccoli file.
Anche l'SSD più scadente, infatti, è con i piccoli file di almeno 6-7 volte (fino a 20 volte e oltre) più veloce dell'Hard Disk Sata 2 più rapido (il margine di vantaggio è minore in caso di grossi file, per quanto risultino lo stesso più veloci).
E' chiaro dunque che operazioni come l'avvio del computer, l'installazione o l'esecuzione di programmi complessi (o giochi) , e tutte le operazioni simili, divengano assai più veloci rispetto ad un Hard Disk tradizionale.

Tra gli altri vantaggi ci sono la silenziosità assoluta e i consumi elettrici, decisamente inferiori rispetto ad un consueto disco rigido.
 

 
 

Svantaggi

Lo svantaggio maggiore delle unità SSD è certamente il costo per GB di queste unità, soprattutto rispetto ad un Hard Disk tradizionale. Questo costo si è ridotto costantemente nel corso dei mesi: a Dicembre 2010 ha cominciato a scendere al disotto dei 2 euro per GB (anche 1.5 euro per GB), contro un prezzo inferiore a 0,10 euro per GB di un hard disk tradizionale..
 A Maggio 2012 siamo arrivati intorno agli 0.8 eur per GB (nei migliori negozi online); un prezzo ancora elevato, ma più più accettabile. A Luglio 2012 il prezzo medio è sceso ancora a circa 0.7 euro per GB. A Marzo 2013, il prezzo si aggirava sugli 0.6 euro per GB. A fine Gennaio 2014, il prezzo era ancora di circa 0.55 euro per GB (più o meno come l'anno precedente).

Inoltre le unità SSD hanno un numero predefinito di cicli di scrittura: le celle possono essere scritte solo un determinato numero di volte, al termine delle quali possono essere solo lette e non più scritte.
Questo numero di cicli possibili di riscrittura è comunque molto elevato.

Va da sé che se si utilizza il drive SSD per il p2p o per il montaggio video, scrivendo e riscrivendo svariati GB ogni giorno,  la nostra unità SSD esaurirà molto prima i (pur notevoli) cicli di scrittura (l'utilizzo di un disco RAM, o RamDisk, può comunque aiutare molto al riguardo).

Un altro svantaggio è la perdita di prestazioni con il riempimento dell'unità: proprio per la caratteristica degli SSD, c'è una perdita di prestazioni quando l'unità si riempie e si cominciano a cancellare i dati. E' una cosa che però si può risolvere con l'utilizzo della funzionalità TRIM (se supportata dal sistema operativo),  spiegata più sotto.

Infine alcuni sollevani dubbi sull'affidabilità a medio termine: in teoria gli SSD dovrebbero essere meno soggetti a rotture rispetto ad un Hard Disk tradizionale (non hanno parti in movimento, né dischi che si possono incrinare o rompere), ma in realtà è una tecnologia abbastanza nuova (almeno nella diffusione di massa), dunque è possibile ci voglia qualche tempo perché possano essere considerati affidabili quanto i dischi rigidi tradizionali.
 

 
 
La perdita di prestazioni e la funzionalità TRIM

Il principale problema delle prime generazioni di SSD (problema presente ancora oggi per i sistemi che non supportano il TRIM, o una funzione equivalente) è stato quello di perdere prestazioni in maniera proporzionale al loro riempimento.

In altre parole, fino a che l'unita SSD scrive dati su celle nuove non ci sono problemi, ma quando il disco si riempie ed è necessario cancellare qualcosa per liberare spazio, ecco che c'è una forte calo delle prestazioni, che in alcuni casi poteva (e può) portarle al disotto di un buon hard disk tradizionale.

La ragione -senza andare troppo nel dettaglio- sta nella (in)capacità di scrivere nuovi dati su celle parzialmente riempite. In pratica, il controller dell'unità SSD scrive su pagine di 4kb, ma è in grado di cancellare solo 128 pagine alla volta (512 kb). Quando dunque deve modificare una pagina, il controller legge le 128 pagine, aggiorna quella pagina e riscrive tutto il blocco di 128 pagine. Ecco così che per scrivere 4kb finisce per scrivere 512 kb (è dunque comprensibile che le prestazioni crollino!).

La funzione TRIM cerca dunque di risolvere questa situazione, cancellando immediatamente le celle corrispondenti quando si elimina un file, e rendendole subito disponibili per la riscrittura (non è più possibile recuperare i dati dopo che è stato eseguito il TRIM). In questo modo, il degrado di prestazioni scompare o quasi, e la velocità dell'unità SSD rimane sempre su livelli costanti (e comunque molto elevati).

Tra i sistemi Microsoft, al momento solo Windows 7 (e Server 2008) supportano il TRIM.
 I sistemi in RAID stanno cominciando a supportare il TRIM (Intel lo supporta a partire dai chipset della serie 7) a partire dal 2012.

 

 
 
Programmi per SSD

Su Programmifree sono presenti alcuni programmi per SSD: si tratta di utilità, in grado di ottimizzare il sistema (come SSD Tweaker), oppure di benchmark, magari per confrontare i risultati con quelli dell'Hard Disk tradizionale: AS SSD Benchmark.
Molto valido è anche Anvil'S Storage Utilities, in grado di misutare accuratamente la velocità di un'unità SSD (utilizza dati incomprimibili).

 

 
 
Suggerimenti utili per gli SSD
  • La prima cosa -ovvia, ma tanto vale sottolinearla- è che ad un'unità SSD va sempre al momento affiancato un Hard Disk tradizionale, soprattutto per salvare i propri dati e contenuti audio/video.
  • L'allineamento. E' una particolare procedura (pochi programmi free la supportano, e tra questi AOMEI Partition Assistant free) che consente di ottimizzare le prestazioni degli SSD. In certi casi il guadagno prestazionale può arrivare al 20%.
  • Non ha senso deframmentare gli SSD (proprio perché il loro funzionamento non è simile a quello di un disco rigido); occorre anche disattivare l'indicizzazione automatica dei contenuti (che con gli SSD non serve; questa funzione dovrebbe comunque essere già disattivata con Windows 7).
  • E' opportuno utilizzare Windows 7, o un sistema che supporti il Trim (Linux, per esempio, o le ultime versioni di OSX).
  • Utilizzare un RamDisk, spostando su di esso la memoria virtuale, i file TEMP e magari la cache del browser. Questo al fine di ridurre il numero di riscritture inutili (come detto in precedenza, il numero di riscritture delle celle è molto elevato ma non infinito). Su Programmifree è presente una guida per utilizzare il RamDisk con un SSD.
  • Se invece si utilizza Windows XP, o un altro sistema operativo che non supporta il TRIM, oppure un sistema in RAID, c'è un modo (non troppo veloce) per riportare l'unità SSD alle prestazioni iniziali: salvare i dati importanti su un altro disco, formattare completamente l'unità SSD (non la formattazione veloce, ma quella lenta), reinstallare da zero il sistema operativo e riportare successivamente i nostri dati sull'SSD.
     In questo modo, tutte le celle vengono azzerate e l'unità torna come nuova: è un'operazione che si può fare quando le prestazioni scendono troppo e non ne siamo più soddisfatti. La funzione TRIM è chiaramente più semplice, ma per chi vuole restare a XP con un'unità SSD, oppure ha 2 o più SSD in RAID (con qualunque sistema operativo), è una scelta obbligata; basta non abusarne, proprio perché il numero di cicli di riscrittura non è infinito.
  • Ci sono programmi per provare/comparare la velocità di un'unità SSD (ed è anzi utile: CristaDiskMark, HDTune...)